L’Addio al corpo

Per descrivere il momento in cui l’anima lascia il corpo sono stati scritti molti testi. Tra i più belli vorrei suggerirvi la narrazione di Richard Matheson nel suo racconto “Al di là dei sogni”. Egli ha dichiarato che nei suoi libri sono presenti anni di studio incentrati sulla ricerca della Verità. Nel testo che segue descrive il momento del trapasso dopo che il suo personaggio, Chris, subisce un grave incidente stradale ed ora nel letto realizza la sua morte e piange per la sua Ann:

“Ero disteso sul letto. Il dolore era ripreso. Lo sentivo dappertutto. Non avevo mai provato un dolore simile. Sapevo che stavo scivolando. Si, scivolando, la parola è quella…

…Fu allora che per la prima volta si formulò nella mia testa il pensiero: Chris, stai per morire. Mi sforzai di trarre il respiro, ma qualche liquido che si era riversato nella mia trachea impediva all’aria di passare. Mi sentii lento e torpido, imprigionato nella densità della materia.

Accanto al mio letto c’era qualcuno. Di nuovo la forma che avevo visto in precedenza. – Non lottare, Chris – mi disse. A quelle parole provai una forte collera. Chiunque fosse quella figura, le sue parole mi spingevano alla morte. Così mi opposi con tutte le mie forze. Non intendevo farmi prendere. Ann! La chiamai nei miei pensieri. Stringiti a me! Non lasciarmi andare!

Però continuavo a scivolare. Il mio corpo è ferito troppo gravemente, pensai con improvviso sgomento. Ne sentii la debolezza. Seguita da una strana sensazione. Solletico.

…il mio corpo dondolava da un lato all’altro. Dall’interno del mio corpo giungevano leggeri crepitii: i suoni che si sentono quando si svolge lentamente una fasciatura secca. Adesso il dolore stava diminuendo. Stava sparendo.

Impaurito, lottai per riavere il dolore. In pochi istanti era ritornato, più forte che mai. Non mi lascerò prendere. Ann!, gridò la mia mente, implorando. Afferrati a me!

Inutile, sentivo che la vita sfuggiva lentamente da me, sentivo di nuovo i suoni di prima, ma questa volta gli scricchiolii erano ancora più forti: centinaia di fili sottili che si spezzavano. Non avevo più il senso del tatto, né quello dell’odorato. Le dita, i piedi avevano perso sensibilità. L’assenza di sensazioni saliva verso il centro del mio corpo, a partire dalle gambe. Lottai per riconquistare quelle sensazioni, ma non ci riuscii. Qualcosa di freddo mi stava scivolando lungo lo stomaco, lungo il petto. Giunto al cuore, vi si bloccò come una morsa di ghiaccio. Sentii il mio cuore battere sempre più lentamente, come il tamburo che accompagna un funerale…

…Sentii che la mia essenza vitale veniva riassorbita interamente nella mia testa. Sentii una pressione contro le membrane…

…Cominciai a muovermi attraverso un’apertura della mia testa. Sentivo un ronzio, un fruscio, il rumore di qualcosa che scorreva rapidamente, come un ruscello attraverso una stretta gola. Mi sentii sollevare nell’aria. Ero una bolla, che saliva e scendeva. Sopra di me scorsi come una galleria scura e infinita. Quando mi voltai a guardare in basso, vidi con stupore il mio corpo, disteso sul letto. Era immobile e coperto di bende…

Io vi ero collegato da una corda che luccicava di riflessi argentei. Sottile, si univa al mio corpo in corrispondenza della nuca. La corda d’argento, pensai; mio Dio, la corda d’argento. Sapevo che era la sola cosa che mantenesse ancora in vita il mio corpo…

…Vidi il mio corpo avvolto in un sacco multicolore, appeso alla corda d’argento. Provai la sensazione di cadere, sentii che qualcosa si rompeva, come se si fosse spezzato un grosso elastico, mi sentii salire…

…Ancora una volta lottai per riprendere possesso del mio corpo. No, non voglio andare via! , sentii gridare la mia mente. Ann, aiutami! Ti supplico! Dobbiamo stare insieme!

 

(Richard Matheson, Al di là dei sogni, 1998 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano, da pag. 17- 20.

Titolo originale, What dreams may come, 1978).

 

Una descrizione incredibile, un libro magnifico sin dalla dedica iniziale:

Dedicato a mia moglie, con amore a gratitudine, per avere portato nella mia esistenza la dolce stabilità della sua anima.

al di là dei sogni

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Vivere il presente

Molti di noi vivono proiettandosi nel futuro o rimangono intrappolati dai ricordi del passato.

Se non viviamo il nostro presente e guardiamo ad ogni evento con positività, questa breve esperienza sulla terra risulterà un fallimento:

Un uomo stava camminando in una foresta quando s’imbatté in una tigre. Fatto dietro-front precipitosamente, si mise a correre inseguito dalla belva. Giunse all’orlo di un precipizio, ma per fortuna trovò da aggrapparsi al ramo sporgente di un albero. Guardò in basso, e stava per lasciarsi cadere, quando vide sotto di sé un’altra tigre. Come se non bastasse, arrivarono due grossi topi, l’uno bianco e l’altro nero, che incominciarono a rodere il ramo. Ancora poco e il ramo sarebbe precipitato. Fu allora che l’uomo scorse un frutto maturo. Tenendosi con una sola mano, lo colse e lo mangiò. Com’era buono!

 Aforisma Zen

presente

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